La Costa degli Etruschi

Attenzione: post ad alto contenuto culturale, evitare il contatto con gli occhi.

In questi giorni sono stato al mare a Marina di Castagneto, frazione di Castagneto Carducci (LI). Nella mia infinita ignoranza non sapevo che tutta la costa compresa fra Livorno e Piombino si chiamasse Costa degli Etruschi, in quanto sede di molti ritrovamenti archeologici riguardanti il popolo etrusco. A questo proposito, nella Val di Cornia, sono presenti diversi parchi. Uno di questi è il Parco Archeologico di Baratti e Populonia, che sono andato a visitare (in realtà ho visitato anche il Parco Archeominerario di San Silvestro, ma questo è un’altra storia-post). Vi racconterò qualcosa.

Il parco si divide in tre sedi: l’Acropoli, situata nei pressi di Populonia Alta, la Necropoli di San Cerbone e la Necropoli delle Grotte, entrambe situate a Baratti. Il biglietto costa 8 € a sede, invece risulta decisamente conveniente fare il biglietto per tutte le tre sedi, sia perché costa 12 € (39 € il biglietto famiglia) sia perché con esso non è necessario visitare tutte e tre le sedi in unico giorno, ma sono concessi sette giorni di tempo.

L’Acropoli

IMG_1180 Dopo aver percorso una strada che ricorda molto il rally della Corsica, ma che mostra una panoramica sul golfo di Baratti, si raggiunge Populonia Alta. Qui si fa un po’ fatica a trovar parcheggio al costo di 1 € ogni 2 ore. Questa parte del parco è nuovissima, ha aperto solo questo anno. Si tratta dell’Acropoli di Pupluna (da Funflus, dio etrusco del vino e dell’ebrezza), l’unica città etrusca costruita sulla costa. Il primo insediamento etrusco su questo promontorio risale al VIII secolo a.C., ma per parlare di città si deve aspettare fino al VI sec. a.C.. La prima difficoltà che incontrarono gli abitanti di Pupluna fu la mancanza d’acqua: il mare è situato a 200 m più in basso, ma si trattava comunque di acqua un po’ troppo salata… Costruirono così due grandi cisterne per raccogliere l’acqua piovana, risorsa che, nel presente, manca molto su questa costa. Il secondo problema furono, invece, gli attacchi dal mare: la soluzione più semplice era quella di fortificare la città con delle mure. Così, ben presto, Pupluna si arricchì, fino a diventare unica proletaria dell’attuale Isola d’Elba, una vera e propria miniera d’oro, o meglio, di ferro! Tanta ricchezza richiamò alla città-stato uomini provenienti da tutte le parti, portando con se una forte crescita demografica. A questo punto gli abitanti stavano un po’ stretti fra le mura: fu, dunque, fondata una nuova zona residenziale sul lato del promontorio, circondata da nuove e ancor più lunghe mura. A valle nacque una vera e propria zona industriale: due grandi edifici adibiti alla metallurgia con intorno le piccole case degli operai. Nel III secolo a.C. Pupluna raggiunse il suo massimo splendore, mentre la crescita demografica è testimoniata dalle grosse necropoli presenti sul livello del mare e sul lato della collina. Tutte le città etrusche incontrarono un forte declino nel II sec. a.C., mentre Pupluna resistette ancora. Ma la città-stato commise il grosso errore di schierarsi con Mario, il quale perse clamorosamente nella guerra con Silla, il cui esercito, nell’80 a.C., rase al suolo la città.

Dunque ciò che si può visitare è veramente poco più delle fondamenta di questa antica città. C’è un unico percorso, detto appunto la Via dell’Acropoli (tempo di percorrenza 50 minuti, facile1). Dopo una breve introduzione dell guida (che è, più o meno quanto ho riportato fin ora) sarà possibileIMG_1144 seguire il sentiero, che per prima cosa vi guiderà nella zona dei templi. Ora sono visibili poche pietre dei tre templi della città, dell’ultimo a malapena è possibile riconoscere la pianta. Dopodiché si incontrano le Logge, in cima alle quali erano costruite la terme. Dopo una breve visita a un tipico abitato etrusco (anche in questo caso è visibile solo la pianta grazie alle fondamenta) il percorso fa un bel giro intorno al promontorio, fino a condurre ad un punto panoramico, ove è possibile gustarsi un grosso spaccato di mare con, al centro, l’Isola d’Elba. Infine segnalo la possibilità di fare un bellissimo pic-nic, data la presenza di tavolini all’ombra degli alberi.

IMG_1174 Di fronte al parco è situato il borgo medievale, in parte costruito rubando le rocce del ormai abbandonata Pupluna. È possibile visitare il castello (2 € biglietto intero, 1 € ridotto) che in se ha poco da mostrare, ma ne vale davvero la pena, perché dall’alto della torre posta al centro, si dispone di un bellissimo panorama.

La necropoli di San Cerbone

IMG_1194 Tornando a Baratti c’è l’ingresso per le due necropoli, questa volta il parcheggio è gratuito per i visitatori del parco. Appena entrati sulla destra è presente la Necropoli di San Cerbone. Per me è stata una delusione: la necropoli è visitabile in 5 minuti, ma soprattutto sembra abbandonata a se stessa. Si cammina nell’erbaccia alta e non è facile distinguere il percorso, inoltre i cartelli informativi sono sporchi e scoloriti, tanto da dover costringere il visitatore a interpretare il testo più che a leggerlo. Comunque sono presenti varie tombe di varie forme, la prima, detta Tomba dei carri perché all’interno vi sono stati ritrovati due carri da parati, è la più imponente: una tomba a tumulo a forma circolare con un diametro di 28 metri (con la presenza di una guida è possibile entrarvi). Sono presenti molte altre tombe: dalle classiche a sarcofago a quelle a edicola2. Vi consiglio di aspettare la guida (ne parte una ogni mezz’ora) perché la visita diventa decisamente più lunga (e interessante), di quasi un’ora.

La necropoli delle grotte

IMG_1247 In realtà il nome di questa sede del parco mi rimane misterioso. Qui è possibile seguire vari percorsi: Via delle Cave, Via del Ferro, Via delle Romanella e Via del Monastero. La Via delle Cave (tempo di percorrenza 2 ore, mediamente impegnativo) è sicuramente la via più suggestiva. Noi abbiamo intrapreso il percorso al contrario (e non potevamo fare altrimenti…), il quale per prima cosa ci ha portato in un bosco fitto di tombe. Le prime che si incontrano sono tutte uguali, dei piccoli tumuli costruite sul fianco della collina, sotto terra, con inclinazione contraria a quella della collina stessa. Il fatto che siano tombe anonime ci indica che si tratta delle prime costruite, quando Pupluna era ancora un acropoli povera. Inoltrandosi nel boschetto si incontrano anche alcune tombe dipinte, quindi si arriva al cuore del percorso: la cava, dove si può attendere una guida. Si tratta di una cava utilizzata dal VII al V secolo a.C. e poi abbandonata senza un apparente motivo. La prima ipotesi era stata che la cava stesse cedendo e, invece, gli studiosi non hanno trovato nessun segno di franamenti. Dagli “scaloni” evidenti nella cava, si intravede ancora il modo di estrarre materiale utilizzato dagli etruschi: per prima cosa, con il piccone, trasformavano il lato della collina in grosse scale. Quindi, sfruttando il fatto che la roccia si sedimenta a strati, inserivano un perno di taglio negli scaloni, fra uno strato e l’altro e, facendo leva, staccavo uno strato. Su un costone di roccia sono tuttora visibili delle tacche, probabilmente utilizzate dagli etruschi per contare la quantità di materiale estratto. Ovviamente il legno non era un materiale adatto al lavoro della cava, e dunque si usava il carbone. Ciò significa che, sin da bambini, gli etruschi spaccavano il carbone respirandone le polveri. Se aggiungiamo a queste le polveri di piombo provenienti dalla costa di Piombino (non a caso il nome), non ci sorprende il fatto che a molti cadaveri, ritrovati nella necropoli, sia stato diagnosticato un tumore ai polmoni.

IMG_1261 Tornando alla cava, bisogna aspettare circa cento anni affinché la cava abbandonata venga riutilizzata, questa volta come necropoli. Qui è presenta la necropoli più grande della zona, si tratta di un vero e proprio palazzo costruito sempre sul fianco della collina. Questa volta, però la necropoli si appoggia sulla roccia e non sulla morbida terra. Quindi la costruzione fu eretta non scavando in profondità ma, appunto, costruendo un vero e proprio edificio. La pietra utilizzata nella costruzione è arenaria, dunque è una costruzione fragile ed è evidente la corrosione dell’acqua. Per questo l’edificio non è stato completamente scoperto, su parte di esso è stata lasciata la terra a ricoprirlo per una più lunga conservazione. Una curiosità è questo blocco presente sul lato:

IMG_1266

non si sa bene quale fosse il suo scopo, l’ipotesi più accreditata è che in un secondo momento sarebbe stata lavorata per farne una statua nella nicchia. Questa necropoli fu scoperta negli anni sessanta dai tombaroli, e quindi riportata alla luce nel 97 dalla Soprintendenza Archeologica3, ormai quasi del tutto depredata4. Continuando il percorso, si raggiunge una cava più piccola, poi è possibile osservare un suggestivo fenomeno naturale. Il vento, con il passare dei secoli, ha eroso la roccia formando strane conformazioni.

Concludo dicendo che il fatto che siano stati ritrovati svariati modi di costruire le tombe e di conservarne i corpi al loro interno è sintomo del fatto che Pupluna avesse raggiunto una grande ricchezza, attirando diversi popoli e, quindi, diverse tradizioni.

IMG_1277La Via del Ferro (tempo di percorrenza 1 ora e mezza, facile), invece, è il percorso che ci mostra gli edifici industriali dove avveniva la lavorazione dei metalli. La terra sotto i piedi è particolarmente scura e brilla al sole per l’alto contenuto di ferro e magnesio. Qui c’è meno da vedere, anche perché la guida ci ha sconsigliato, all’ingresso, di percorrere l’intera via, in quanto infestata dalle vespe…

Gli altri due percorsi non li ho battuti. La Via della Romanella (2 ore e mezza, impegnativo) unisce la necropoli con la acropoli in cima al promontorio, mentre la Via del Monastero (2 ore e mezza, impegnativo) porta fino al Monastero di San Quirico, quasi 200 metri più in alto.

Immagini e Links

In questo post avrei voluto accompagnare la narrazione con decine di foto, ma ovviamente questo non è possibile. Dunque vi invito a visionare le svariate foto che ho fatto (da cui ho preso quelle presenti nel post) sia il primo giorno all’Acropoli & Necropoli di San Cerbone, sia il secondo alla Necropoli delle grotte. Infine vi lascio qualche link:

Note

[1] I tempi di percorrenza sono quelli riportati sulla guida-cartina del parco e sono nettamente superiori ai tempi reali.
[2] A me ha fatto molto ridere questo nome! Ma edicola, in latino, vuol dire casa, dunque sono tombe che ricordano la forma di una piccola casa o di un tempio.
[3] A quanto pare il comune non muove un dito per questo parco…
[4] Come del resto, quasi tutte le tombe nella zona.

– Warning: Divide by zero.

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