Archivio per la categoria 'film'

Alvin Superstar

Alvin t-shirtNon so so come mi sia fatto convincere ad andare al cinema a vedere Alvin Superstar… Forse quella maglietta rossa con l’A gialla ha fatto leva sul bambino che c’è in me. Quel bambino che ha amato le tre simpatiche pesti del cartone…

Veniamo al film. Divertente, si. Simpatico, si. Un po’ come quando chiedi ad un amico “Come è quella ragazza?”, e lui ti risponde “Simpatica” per non dirti “Una vera cozza!”. Tutto il film è disseminato di sketch veramente divertenti: nel cinema un boato di risate. Però i pregi sono finiti qui. Mettiamo insieme una storia talmente prevedibile che annoierebbe anche un bambino di 4 anni con degli attori di pessima fattura (molto meglio i tre Chipmunks virtuali, se non fosse per le loro voci acute insopportabili) e facciamo un bel flop!

Conclusione dei fatti? Risparmiate 7 euro (e forse anche di più) e andate al cinema a vedervi qualcos’altro… Oppure godetevi una bella birra con gli amici! ;-)

- Warning: Divide by zero.

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Terza e ultima proiezione del cineforum 2007: Will Hunting – Genio ribelle

Cappella SistinaBello, non c’è che dire! Questo film ha una lista di pregi notevole. La storia è molto bella, gli attori non sono esattemente da poco conto, la regia non si fa mancare nulla, alcuni dialoghi sono da brividi. Insomma, degno dei due premi oscar che ha vinto: miglior attore non protagonista andato a Robin Williams, miglior sceneggiatura originale a Ben Affleck e Matt Damon.

Di cosa parla?

Will Hunting (interpretato da Matt Damon) è un ragazzo di venti anni che passa la sua vita a non far nulla, se non sbronzarsi con gli amici e finire in carcere per violenze e furti. Ma Will non è solo questo: è anche un genio. Riesce a dimostrare teoremi matematici che al famoso professor Gerald Lambeau (interpretato da Stellan Skarsgård) hanno richiesto anni di lavoro. Per lui è solo un gioco la matematica. Ma il professor Lambeau non vuole farsi sfuggire il ragazzo e il suo dono, per cui lo prende sotto la sua custodia. Contemporaneamente Will è costretto a vedersi con un psicologo: Sean McGuire (interpretato da Robin Willams). E Sean è il primo a guardare Will non solo come un pazzo o come un genio, ma come una persona che non sa rispondere a una semplice domanda “tu cosa vuoi fare veramente?”.

Si conosce solo per esperienza

Scusate la citazione così lunga, ma è bellissima:

Sean: Se ti chiedessi sull’arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti..: Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c’è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto….. mai visto. Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta… ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici. Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh? Ancora una volta sulla breccia cari amici??…. ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l’ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto….se ti chiedessi sull’amore probabilmente mi diresti un sonetto. Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile.. non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell’inferno. Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d’ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine “orario delle visite” non si applica a te. Non sai cos’è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami qualcosa più di te stesso: dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto dalla paura. Ma, sei un genio Will, chi lo nega questo. Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo. Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del cazzo? Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa? Non c’è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te, di chi sei. Allora la cosa mi affascina.. ci sto.

Fonte: wikiquote.

Insomma, Will ha letto tantissimi libri, ma non conosce veramente qualcosa. Per farlo, bisogna buttare tutto se stessi, così come si è, in quello che si fa e si vuol conoscere. Farne esperienza.

Per fare esperienza ci vuole fiducia

Ma per andare nella Cappella Sistina bisogna fidarsi di qualcuno che ci dice “Vacci perché è bella”. Cioè, molte volte per far esperienza di qualcosa, bisogna fidarsi dell’esperienza che ha già fatto qualcun altro. Nello studio è sempre così: se non ci fidiamo del professore che spiega e pensiamo che dica cazzate, come possiamo imparare da lui? Alla fine del film Will ha dato atto a Sean, pretendo per seguire un amore di cui aveva paura.

Conclusioni

Mi pare chiaro che Will Hunting – Genio ribelle dovete guardarlo. Vi lascio con i consueti link:

E con questo si conclude il cineforum di questo anno, arrivederci al 2008 (chissà quando???).

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Crediti foto: Cappella Sistina by Feuillu

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Seconda proiezione del cineforum 2007: Contact

VegaEleanor Arroway (interpretata da Jodie Foster) è una scienziata che lavora al progetto SETI. Ellie è quel tipo di scienziato che crede solo in ciò che è dimostrabile, ma ben presto questa sua convinzione verrà messa a dura prova.
Finalmente, un giorno, riesce a captare un segnale che arriva dalla stella Vega. Si tratta di un messaggio alieno che contiene le istruzioni per costruire uno strano macchinario in grado di far viaggiare il passeggero attraverso dei wormhole. Chi partirà per primo per lo spazio profondo? Sarà pericoloso?

Cosa c’è di buono

Il giudizio interessante che da il regista si può riassumere tutto in due dialoghi. Il primo è fra Ellie e Padre Joss (interpretato da Matthew McConaughey).

Joss: Amavi tuo padre, vero?
Ellie: Certo.
Joss: Dimostramelo.

Ovviamente, Ellie non sa che rispondere a questa domanda. Per lei è sempre stato vero solo ciò che è dimostrabile empiricamente, ma ugualmente è vero che amava suo padre.

E’ solo dopo che è stata nello spazio che Ellie cambia. Non può dimostrare di esserci stata (perché mentre per lei il viaggio è durato 18 ore, sulla terra sono passati appena 18 secondi) eppure è la verità. Ma gli altri non le credono, anche loro pensano “se non lo può dimostrare, non è vero”: Ellie viene portata in tribunale davanti a tutto il mondo.

Ellie: Io ho avuto un esperienza… Non posso dimostrarlo, non posso nemmeno spiegarvelo. Ma tutto ciò che so come essere umano, tutto ciò che io sono mi dice che è vero!

Dunque la domanda è: si può sempre utilizzare il metodo empirico-matematico nella vita oppure ci sono degli ambiti (come negli affetti) della vita di un uomo dove la ragione richiede un diverso uso? Provate a rispondere a questa domanda.

Cosa non c’è di buono

Diciamo che a parte il giudizio che emerge, il film in generale non mi è piaciuto molto. Molti attori mi sembrano fuori luogo e la colonna sonora sembra assente (tranne nei momenti di tensione). Io vi consiglio comunque di noleggiare il DVD e porvi la domanda di cui sopra.

Saluti

Nella prima parte del post ho inserito un po’ di link di argomentazioni scientifiche: se vi affascina l’universo leggeteli! Vi lascio con i soliti link riguardanti il film:

[UPDATE]Argh! Dimenticavo: mercoledì 5 dicembre ci sarà la terza e ultima proiezione del cineforum di questo anno. Il film è Will Hunting – Genio ribelle, stesso luogo e stessa ora.

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Prima proiezione del cineforum 2007: Vajont

Ieri sera la prima proiezione del cineforum Coming Soon, cineforum che con dei miei amici teniamo in facoltà. Abbiamo proposto Vajont e l’abbiamo introdotto con una domanda: “Cosa può dire un fatto di 40 anni fa, seppur così drammatico, ora, a noi?”. La risposta a questa domanda coincide con il perché abbiamo scelto questo film che è stato massacrato – a mio avviso in modo errato – dalla critica. Il motivo si divide in 3 passi prinicipali.

Diga del Vajont
Diga del Vajont by degia

1# La realtà non è un pensiero

Ad un certo punto l’ingegnere capo Carlo Semenza (interpretato da Michel Serrault) interpella suo figlio Edoardo, geologo, per un ispezione dei fianchi della valle. Ecco uno stralcio dell’esposizione dei dati raccolti da Edoardo:

Edoardo: [...] se la base fosse inclinata, il monte Toc cederebbe sicuramente.
Alberico Biadene (un altro ingengnere responsabile della diga): Quindi, lei mi sta dicendo che non è certo che la base sia inclinata. E se fosse concava? Non succederebbe nulla, vero?
Edoardo: Beh… no, in quel caso no.
Alberico Biadene: Ecco! Visto?

Visto cosa??? E’ come dire che il pensare che il sole non tramonti faccia sì che il sole scompaia quel giorno (scusate lo scioglilingua)… La reltà è una e non cambia per un pensiero, giusto o sbagliato che sia.

2# La realtà va guardata

La giornalista Tina Merlin (interpretata da Laura Morante) tenta, inutilmente, di denunciare il “lavoro sporco” della S.A.D.E. (l’azienda che ha costruito la diga).

Il marito: Tina, ma se 100 persone la pensano in un modo, e tu sola in un altro, non credi che sia tu in errore?
Tina: Ma io sto parlando di una cosa che ogni persona dotata di buon senso può vedere!

La realtà comunica con dei segni, spesso evidenti (come un monte che cede), altre volte in modi sottili e delicati. Comunque sia, se non si è disposti a guardarli, tutto passa invano.

3# Affrontare la realtà implica una responsabilità

A pochi giorni dal disastro, l’ingegner Alberico Biadene è terrorizzato, ma va avanti senza alcun motivo apparente. L’unico tentativo che compie per evitare il disatro (forse, solo per non far chiudere la diga) è quello di abbassare il livello del lago artificiale al di sotto di una soglia “di sicurezza”.

Un geologo: [...] da quando stiamo abbassando il livello del lago, la frana si sta muovendo sempre più velocemente. Insomma, potrebbe crollare all’improvviso anche ora, domani o fra un mese.
Alberico Biadene: [...] sempre “se”! Non mi date mai una certezza. Lei si prenderebbe la responsabilità di far evaquare cinquemila persone, privarle delle loro case a tempo indeterminato, per un forse?
Il geologo: No, io no, signore.

Evidentemente, il gelogo era certo che il fianco della montagna avrebbe ceduto da un momento all’altro, ma non ha avuto il coraggio di portare avanti la sua certezza.

E quindi?

Dunque, abbiamo scelto questo film perché da un chiaro giudizio sul realismo, problema di ogni uomo, così ora come il 9 ottobre 1963, giorno del disatro del Vajont.

Cosa mi è piaciuto del film

A parte il giudizio che emerge, ci sono altre cose che mi piacciono di Vajont:

  • Lasciano perdere gli effetti speciali, che lasciano molto a desiderare, il film è tecnicamente ben fatto. Un occhio esperto può notare una fotografia notevole, sopratutto in 3-4 scene (il dialogo fra Daniel Auteuil e Leo Gullotta in chiesa ha un’inquadratura da urlo).
  • Bellissima la scelta dei colori nella scena finale, a disastro avvenuto, quando Olmo Montaner torna in valle per vedere cosa è rimasto della sua casa e di sua moglie. Non si tratta di un bianco e nero, ma di una bicromia. E’ stato scelto un leggerissimo marrone, che si vede appena, ma esalta il fango che predomina la scena (questo tipo di bicromia è tipico del foto reportage).
  • Leo Gullotta è un ottimo attore (soprattuto a teatro) e in questo film la sua interpretazione è da oscar!

Cosa non mi è piaciuto

  • Quando Olmo Montaner e Ancilla si fidanzano, di sottofondo c’è una canzone ridicola. Degno di un film di serie D.
  • Il sottotitolo “La diga del disonore” non c’entra un ca**o con il film.
  • Forse troppo lungo.

Chiudo consigliandone la visione e, per chi non conoscesse i fatti reali su cui si basa il film, di farsi un po’ di cultura.

Se siete di Firenze, mercoledì prossimo (29 novembre) proiettiamo Contact, ore 20:45 al Polo Biomedico e Tecnologico, Viale Morgagni 40/44.

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Die Hard 4.0: la vaccata definitiva!

Die Hard or Simpsons? Scusate il tono del titolo, ma quando ci vuole ci vuole! Sono andato al cinema per il gusto di vedere un film tutto adrenalina: sono stato soddisfatto, ma alcune scene sono talmente assurde che sfociano nel ridicolo. Dopo l’ennesima volta che Bruce Willis (alias John McClane) sopravvive miracolosamente il film perde di credibilità, in sala il pubblico incomincia a ridere stizzito. Per farvi capire meglio di cosa sto parlando vi cito due scene:

  1. John McClane porta una macchina della polizia a velocità altissima, si butta dall’auto, la quale va a colpire un casello e – a causa dello scontro – si innalza in aria colpendo l’elicottero da dove sparano i cattivi. John si alza un po’ sanguinate, ma cammina tranquillo.
  2. Inseguimento in autostrada fra un grosso camion e un F35 dell’aeronautica militare statunitense. No comment.

Ma il premio vaccata definitiva non va a John, ma a Justin Long (alias Matt Farrel), l’altro protagonista del film: un hacker. Ecco la càzzola (vado a memoria):

Matt: Dammi il palmare.

John: Cosa te ne fai? La copertura satellitare è stata interrotta.

Matt: Esistono vecchi satelliti a diverse quote. Gli hacker li usano sempre. Devo solo riprogrammarlo perché funzioni con quelli.

E dopo aver premuto 3-4 tasi il palmare (con marchio ben in vista) torna ad avere campo come se nulla fosse, mentre il centro sicurezza nazionale del FBI è offline.

Peccato, perché nel fim ci sono un paio di scene veramente memorabili, che varrebbe la pena vedere al cinema. Se fossi in voi, risparmierei i 7 € e aspetterei una serata di svago per noleggiare il dvd.

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Foto by dogseat

Launchy

Launchy è un software open source tanto semplice quanto utile: premendo Alt+Spazio vi troverete davanti a una finestra da cui sarete in grado di lanciare tutti i programmi installati in Windows XP digitandone parte del nome.

Lanciare applicazioni

In pratica Launchy non fa altro che indicizzare i file *.lnk presenti nella cartella “Menu Avvio” di Windows. Per me, già così, è risultato molto utile: ho eliminato alcuni programmi all’avvio di Windows, e ora mi è sufficiente digitare t per avviare Google Talk, p per Pidgin e sk per Skype. Ma Launchy è molto di più:

  • Ricerche immediate su internet: scrivendo google, poi premendo Tab, e quindi la stringa da cercare, Launchy aprirà il browser predefinito con i risultati della ricerca su google(.com). Lo stesso si può fare su Wikipedia, IMDb, Yahoo e altri.

    Ricerche su internet

  • Calcolatrice integrata: comodissima calcolatrice con risultato immediato. Unica pecca l’impossibilità di copiare il risultato nei propri appunti.

    Calcolatrice integrata

  • La possibilità di indicizzare qualsiasi cosa: sulle opzioni è possibile aggiungere diverse estensioni di file da indicizzare, selezionando anche la cartella in cui cui effettuare la ricerca. Molto utile risulta aggiungere i file *.url, *.pdf, *.doc, etc etc

    Lanciare un URL

  • Navigare nel filesystem: digitate c: e quindi Tab, scrivete il nome di una sotto cartella e quindi di nuovo Tab,…

    Navigare nel filesystem

  • Installare diverse plugin: aggiungendo funzionalità a Launchy, come la possibilità di inserire eventi nel proprio Google Calendar.

L’unica pecca è che, se cambiate la scorciatoia che apre Launchy con un altra, come Ctrl+Spazio, potreste incappare in qualche problema se un’altra applicazione aperta fa uso della suddetta scorciatoia per diversi scopi. Da quando ho scoperto Launchy non posso più farne a meno e lo uso in modo massiccio. Se mi capita di usare un pc non mio, premo Alt+Spazio e ci rimango un po’ male… :) Dunque: PROVATELO!!!

launchy ↑ download Launchy

ra-ta-tuj

RemyGuardando Ratatouille (il nome deriva da un piatto tradizionale provenzale) mi è venuto spontaneo confrontarlo con i film firmati Dreamwork. Sicuramente questi ultimi hanno un grande pregio: fanno ridere quasi ininterrottamente! Il punto è che si fermano qua. Invece, i film della Pixar hanno qualcosa in più (Moster & Co., Nemo, Gli Incredibili, solo Cars è stato un flop). In particolare Ratatouille ha un bella storia, personaggi ben caratterizzati, grafica eccezionale, regia degna di un film con veri attori (e fa tanto ridere): insomma, è un capolavoro. A mio avviso, il capolavoro della Pixar! Le statistiche parlano chiaro: Ratatouille sta sbancando i botteghini, in Italia è il film più visto, e ha venduto più di 4 milioni di biglietti, quattro volte il numero di biglietti del film secondo classificato. C’è poco altro da aggiungere: andatelo a vedere, è un film per tutti i gusti, per le famiglie, i ragazzi, i nonni, tutti! Una nota finale: ci sono 2 mini-storie prima del film: la prima è strana e mi è sfuggito il senso, la seconda è incredibilmente divertente.

Come al solito vi lascio con qualche link:

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Crediti immagine: Ratatouille by idealterna.

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